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Conti Giacomo

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Conti Giacomo

(Messina 1813 - Firenze 1888)

Giacomo Conti dopo un primo apprendistato alla scuola del Subba, grazie all'aiuto munifico del banchiere messinese Federico Grill, potè recarsi a Napoli, allievo di Carlo De Falco, e a Roma dove all'Accademia di S.Luca seguì i corsi di Francesco Coghetti e Francesco Podesti, e dove quasi certamente ebbe modo di frequentare lo studio di Natale Carta. Allo scadere del 1836 Conti tornò a Messina e vi soggiornò fino al 1843. Si sa poco di questo periodo, durante il quale partecipò all'esposizione artistica organizzata dall'Accademia Peloritana (1839) ed eseguì un'Addolorata (1840, perduta), per la Cappella del Palazzo Reale, oltre a fornire i desegni di alcuni apparati effimeri per le feste dell'Assunta del 1842, in occasione della visita in città di Ferdinando II. Nel 1843 si iscrisse all'Accademia di Belle Arti di Siena, allora diretta da Francesco Nenci (con il quale riuscì ad instaurare un rapporto di stima e di familiarità durato fino alla morte di quest'ultimo), arricchendo la sua formazione di nuovi accenti puristi ed orientandosi così verso quel filone della pittura di soggetto storico e letterario, caratterizzato dal disegno corretto e da una stesura pittorica nitida e levigata, fedele ai precetti accademici. Dimostra efficacemente questo suo indirizzo stilistico una delle sue prime opere di Conti a noi note, l'Arsete d'Etiopia, (Siena, Istituto Statale d'Arte, in deposito presso la Soprintendenza per i Beni Artistici e Storici) tratto da un episodio della "Gerusalemme Liberata", con il quale vinse nel 1845 il concorso triennale dell'Accademia senese. Verso il 1850 Conti si stabilì definitivamente a Firenze - nel 1877 gli fu conferita la nomina di ispettore delle Regie Gallerie per l'Ufficio esportazione di oggetti d'arte - lavorando quasi esclusivamente per la committenza messinese, ma rimanendo del tutto sganciato dal dibattito teorico e dalle nuove correnti artistiche di quei decenni.

Dei numerosi dipinti da lui eseguiti per la città natale, ampiamente ricordati dai biografi, basterà citare, in successione cronologica, i più importanti: I novellatori del Decamerone (1852), acquistato dal Comune  poi perduto nel terremoto del 1908; gli affreschi perduti nella chiesa del Monastero di Santa Maria della Scala (1854 - 1855), di cui si conservano alcuni bozzetti nella Galleria d'Arte Moderna Firenze; La Danza delle Ore o delle Stagioni (1857) per il Salone delle feste del Circolo della Borsa; il soffitto dipinto del Teatro di Sant'Elisabetta (1859), oggi perduto; il grande quadro con Federico II riceve da Michele Scott le traduzioni dei libri di Aristotele (1860), commissionatogli da Federico Grill e oggi nelle collezioni dell'Assemblea Regionale Siciliana (Palazzo dei Normanni), presentato con successo all'esposizione Nazionale di Firenze del 1861; I Vespri Siciliani (portato a termine nel 1870, acquistato dal Comune di Messina per il Museo Civico e andato poi distrutto nel terremoto del 1908), di cui rimangono il bozzetto (Firenze, Galleria d'Arte Moderna) e alcuni disegni preparatori, l'opera più meditata e matura del Conti, nella quale veniva proposta un'ennesima interpretazione didascalica e ufficiale di un tema che ebbe grande fortuna nei decenni preunitari; Il Buon Samaritano (1878) per il Pio stabilimento degli Storpi (oggo casa di Ospitalità Collereale), in cui appaiono evidenti i richiami ai modi puristi del Mussini e del Pollastrini; e il Martirio di S.Sebastiano (1873), della Chiesa madre di Barcellona Pozzo di Gotto (Messina). Non vanno trascurati i ritratti commissionati al Conti dalla nobiltà e della borghesia mercantile messinese, di taglio accuratissimo e di discreta fattura, fra i quali ricordiamo il Ritratto della famiglia Vitali(Messina Museo Regionale) e il più retorico Ritratto di Giovanni Capace Minutolo, principe di Collereale (Messina Collereale). Nella Galleria d'arte moderna di Firenze si conserva il "legato Conti", che comprende un notevole numero di bozzetti e disegni del pittore donati dal figlio Giovanni nel 1840. Altri disegni e dipinti sono stati da lui donati all'Accademia di Belle Arti di Carrara.    


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