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Cumbo Ettore

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Cumbo Ettore

 

Per Ettore Cumbo (Messina 1833 - Firenze 1899), i legami con la Sicilia risultano pressochè inesistenti, la sua fisionomia artistica è ancora tutta da definire per la dispersione delle sue opere, l'unica traccia esistente è un grande paesaggio sull'Appennino (Palermo, Fondazione Banco di Sicilia) e alcune Nature morte, in collezioni private. Romano d'Adozione - fin dall'infanzia visse a Roma con la Madre, come attesta il De Gubernatis(1889) - Cumbo studio al collegio della Sapienza di Perugia e, terminato il corso nel 1850, mostro interesse per le discipline matematiche. Nel 1857 abbandonò gli studi di ingegneria per dedicarsi alla pittura, scegliendo il genere del paesaggio nel quale ebbe come Maestro il romano Alessandro Castelli.   Per la sua intensa attività di cospiratore contro il governo pontificio nel 1859, venne esiliato a Firenze, dove si stabilì definitivamente. Scarsi e saltuari sembrano essere stati i suoi contatti con l'ambiente fiorentino; sappiamo che strinse amicizia con Stefano Ussi, Niccolò Barabino, Vittori Matteo Corcos(Accascina 1939), ma il suo percorso risulta del tutto sganciato dal dibattito teorico e dalle nuove correnti artistiche degli anni post-unitari. A partire dal 1870 circa, Cumbo si affermò come pittore di genere (soggetti alpigiani, vedute fiorentine, marine, nature morte), partecipando a numerose esposizioni fra le quali vanno ricordate l'Esposizione internazionale di Londra nel 1874, le esposizioni Regionali di d'Orticoltura di Palermo del 1886 e del 1887 e l'Esposizione Nazionale di Palermo del 1891-92. Nel 1893 divenne membro dell'Accademia di San Luca, in qualità di accademico di merito.

Morì a Firenze nei 1899 e nel 1910 venne allestita, sempre a Firenze, una retrospettiva delle sue opere. Assente nelle raccolte pubbliche italiane, si è persa ogni traccia dei suoi dipinti conservati a Firenze, in parte presso gli eredi (Angolo di Firenze, Angolo della Loggia del pesce, Piazza del Mercato Vecchio, Mare in tempesta, Paesaggio ideale, paesaggio) e in parte in casa Foligno (natura morta, Paesaggio, Fiori, Piccola marina, Cielo e mare, Uva, Rose, Grande paesaggio), menzionati da Maria Accascina (1936, 1939). Dalle notizie portate dai biografi si evince inoltre che molti quadri di Cumbo si trovano, già alla fine dell'Ottocento, in collezioni private inglesi e tedesche. Si è già detto che l'unica sua opera rimasta in Sicilia è un Paesaggio sull'Appennino presso la Fondazione del Banco di Sicilia (Palermo), premiato con la medaglia d'Argento all'Esposizione Nazionale di Palermo del 1891-92. In una Marina in burrasca, già appartenente alla Galleria Moderna di Firenze e da identificare probabilmente con l'ex Galleria Pisani, ora irreperibile e nota solo attraverso una foto di scarto Brogi, si notano una pennellata fluida e sfrangiata e una certa finezza di esecuzione. Risultano dispersi anche i quadretti raffiguranti alcuni angoli di Firenze,  di sapore quasi impressionistico e le Marine, avvicinate da Accascina(1936).

Tratto dal libro di Gioacchino Barbera: Pittori dell'Ottocento a Messina.   

 

 

 

 

 

 


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