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Gemelli Piera

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Gemelli Piera

 Sono nata a Messina nel 1984. Inizio il mio percorso artistico frequentando l’Istituto Statale d’Arte “Ernesto Basile” di Messina attraverso le prime ricerche sulla tematica espressionista del corpo e del colore. Nel 2008 conseguo la laurea in Scienze e Tecnologie dell’Arte, dello Spettacolo e della Moda presso l’Università degli Studi di Palermo con la tesi “Percorsi del colore dal cinema moderno al postmoderno”. Attualmente frequento il Corso di Laurea Specialistica di Scienze dello Spettacolo e della Produzione Multimediale, e collaboro alla rivista del DAMS di Palermo "The Rope"

 Termini come Ibridazione, Mediamorfosi, Rimediazione fanno ormai parte della nostra quotidianità sommersa da una babele di linguaggi. In questo spazio galleggiante si collocano le opere in mostra, in cui il Visibile viene rimediato, metamorfizzato, decontestualizzato e ri/contestualizzato. Come scrive Roger Fidler in Mediamorfosi. Comprendere i nuovi media, "Mediamorfosi non è tanto una teoria quanto uno stile di pensiero che riconduce ad unità il percorso evolutivo delle tecnologie dei mezzi di comunicazione", la differenza tra nuovi e vecchi media tende a sparire in un ambiente complesso in cui le due classi coesistono e si evolvono attraverso la strategia della differenziazione interna e l’accentuazione di alcuni tratti. 

Partendo da queste premesse, il mio lavoro ha quelle che Joël de Rosnay in L’uomo, Gaia e il cibionte. Viaggio nel terzo millennio, parlando della Mediamorfosi, indica come le caratteristiche dei processi caotici generatori di organizzazione, e cioè “autocatalisi, autoselezione, chiusura temporale e spaziale di un sistema tecnologico ibrido in coevoluzione col suo ambiente” e in cui “emergono nuove proprietà. Il caos, l’ordine e la complessità giocano il loro gioco ormai familiare sotto i nostri occhi di osservatori-attori”. In questo spazio ibrido il Corpo per la sua ambivalenza e il suo costituirsi come apertura di senso, è il protagonista. È un corpo mediatico. Territorio di scambio, materia porosa che assorbe e filtra la tensione dei codici che in esso vengono scritti, aprendosi alla continua trasformazione e ibridazione dei linguaggi. È il corpo descritto da Betty Marenko in Ibridazioni, cioè “espressione polimorfa e poliedrica di una mutazione, […] che nasce dalla contaminazione di tecnologie e carne, arcaismi e metallo, pelle e inchiostro, […] trasduttore universale che rende possibile l’elaborazione dei dati dell’esperienza riducendo così la complessità e l’indeterminatezza del mondo circostante”.
 

In particolare l’oggetto della mia ricerca è il Femminile, spazio uterino avvolgente ma anche fagocitante che dunque si fa metafora della liquidità e voracità mediatica. Donne Aracnidi e Medusee, corpi in transito, che portano in sé i segni del passaggio, corpi della mostruosità del desiderio, sirene assemblate e frammentate che ci inducono nelle traiettorie del desiderio errante dello zapping mediatico. Ibride creature del caos che, dopo aver partecipato al banchetto del corpo spezzettato, lo ricompongono nella nuova unità della Mediamorfosi del Visibile.


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