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Antonio Licata

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Antonio Licata (Licata 1810 – Napoli 1892)

Antonio Licata nacque il 3 gennaio del 1810 a Licata, non lontano dal capoluogo Agrigento (allora Girgenti).

Fin da piccolo manifestò doti non comuni in campo artistico, cosa che nel 1826 spinse il padre Giovanni a “spedire” Antonino - porterà il diminutivo, prettamente siciliano, per tutta la vita -, appena sedicenne, a Napoli.

Qui entrò all’Accademia di Belle Arti, dove seguì il regolare corso di studi. Per l’innata serietà e per i brillanti risultati scolastici, nonché per le occasioni espositive delle Mostre biennali del Real Museo Borbonico, cui prese parte con regolarità dal 1833 al 1859, si fece presto apprezzare quale “egregio pittore” di quadri a soggetto storico e religioso.

In Accademia, nel segno del gusto neoclassico, che persisterà a Napoli quasi incontrastato fino agli anni Quaranta, si cercava di influire sulla formazione di una nuova generazione di artisti e, sull’esempio delle accademie straniere, erano nati premi e concorsi. Questi ultimi permettevano ai giovani più promettenti di soggiornare a Roma e nelle principali città d’arte della penisola per completare la loro formazione.

Nel 1843 un Antonino già più che trentenne - dunque verso la fine dell’esperienza formativa - vinceva il concorso per il “pensionato romano”. Non andava a Roma da semplice studente; era già considerato un “pittore egregio” avendo dipinto quadri di una certa importanza come La creazione di Adamo e, tra l’altro, diverse tele di soggetto religioso commissionategli dalla duchessa di Berry per la cappella del suo castello di Brunnsee presso Graz, in Austria.

Nel 1845, Antonino, pensionato a Palazzo Farnese, inviava alla Biennale Borbonica, come “saggi”, un San Giovanni Battista sedente che predica nel deserto (conservato a Napoli in San Francesco di Paola) e una Incornazione della Vergine di Monteluce (che non conosciamo) tratta da Raffaello.

Per la sua vita quella di Roma fu una tappa essenziale; in verità più per il suo privato che per l’attività artistica, la cui poetica non reca tracce evidenti di particolari suggestioni tratte dal contatto con le vestigia e con l’ambiente della città eterna. Fu infatti durante gli anni del pensionato che Antonio conobbe la futura moglie, la pittrice vicentina Orsola Faccioli, incontrata a Venezia dove al tempo essa risiedeva per frequentare la locale Accademia. L’occasione dovette presentarsi proprio nel corso di uno dei viaggi di studio in altre città, previsti dal programma della seconda parte del pensionato.

Antonino riuscirà a completare per intero il suo programma “fuori sede” nonostante le turbolenze del burrascoso 1848. Quell’anno fu certamente a Venezia, dove dipinse una veduta (soggetto per lui insolito) di Venezia dalla zattera e dove è probabile che abbia sposato Orsola. Nel 1849 risiedette per un certo periodo anche a Vicenza: il tempo necessario di farsi conoscere dai suoceri e di dipingere la grande pala d’altare dedicata a Santa Barbara, visibile nella cappella laterale della navata sinistra della chiesa di Santo Stefano.

Poi, ormai non più solo, Antonino si recò a Roma, dove si trattenne fino al 1851 insieme alla moglie, che il 31 agosto diede alla luce il primogenito Augusto (futuro pittore anch’egli). A Roma, Antonino espose, presso la capitolina Società degli Amatori e Cultori, l’Angelo della pace (riproposto a Napoli quello stesso anno).

L’anno seguente Antonio, Orsola e il figlioletto Augusto rientrarono definitivamente a Napoli, andando a vivere nel quartiere di Chiaia, al numero 28 di Vico Belledonne.

Dopo il 1851, salvo brevi viaggi di Orsola nella natia Vicenza, i Licata non si sarebbero più mossi da Napoli.

A partire dal 1855 Antonino partecipò, spesso insieme alla moglie, alle mostre napoletane, dove continuava a esporre i suoi quadri di soggetto storico e religioso (1859, Gesù che benedice i fanciulli; 1862, Sacra famiglia) e di genere (1863, Giuochi infantili). Ricevuto il Brevetto della Commissione incaricata della campagna 1860-61 per l’indipendenza e l’unità d’Italia, per lui la nomina a professore aggiunto alla Scuola di disegno di figura presso il Regio Istituto di Belle Arti non giunse prima dell’aprile del 1869.

Nel frattempo, con temi comuni alla tradizione romantica le opere di Antonino figuravano alle esposizioni nazionali di Firenze (1861), Milano (1873), Napoli (1877) e Roma (1883). Ritrasse anche episodi di storia contemporanea come il grande dipinto a tempera Garibaldi entra a Napoli 1860, realizzato per le imponenti strutture effimere messe in piedi il 7 novembre 1860 in occasione dell’arrivo di Vittorio Emanuele II a Napoli. Della grande opera ci sono pervenuti due bozzetti: una tempera conservata nel museo di San Martino a Napoli e un olio di dimensioni più ridotte, con identica scena e composizione, presso il Museo del Risorgimento di Roma.

Nel 1867 Orsola veniva nominata insegnante di elementi di disegno presso i due istituti privati napoletani degli Educandati femminili. Due anni dopo (15 aprile 1869), il Regio Decreto attuava alcune variazioni del corpo docenti che consentivano ad Antonino di entrare ufficialmente nello staff dell’Accademia di Belle Arti.

Non c’è dubbio che per il pittore agrigentino furono questi gli anni migliori. Otteneva importanti commesse (come i quattro affreschi degli Evangelisti dei peducci della cupola dell’Ascensione a Chiaia) e la sua buona fama era ormai consolidata. Infatti quando, verso la metà degli anni Sessanta, il suo collega di Accademia Domenico Morelli ottenne l’incarico di eseguire il grande pannello centrale dell’Assunta per il soffitto della Cappella Reale e grazie al suo carisma affiancò l’architetto Gaetano Genovese (decano di Casa Reale) nella valutazione dei bozzetti per i 14 medaglioni previsti dal progetto, veniva stabilito che «tipo d’ogni dipinto ne’ medaglioni dover essere i due bozzetti del sig. Licata, per la grandezza delle figure e lo scarico di esse, per l’intonazione del quadro, per la robustezza del colore e per ogni altro requisito artistico, che renda tutti i dipinti armonicamente simili tra loro». Licata dipinse due dei quattro profeti (Ezechiele e Geremia) previsti per i medaglioni, oggi perduti ma di cui esistono le fotografie d’archivio dell’antica Soprintendenza alle Gallerie.

Negli anni la famiglia Licata aveva cambiato spesso casa: da Vico Belledonne (dove aveva abitato dal 1852 al 1863) si era spostata nel 1864 in Vico del Vasto a Chiaia; poi, nel 1869, in Via Monte di Dio 14, nel celebre Palazzo Serra di Cassano. Infine, nell’aprile del 1876, avrebbe traslocato ancora, questa volta nel quartiere di San Lorenzo Maggiore, cuore della città antica, al civico 23 della centralissima Via Atri, certamente perché più vicina sia a Via Santa Maria di Costantinopoli, sede dell’Accademia, sia a Largo San Marcellino, sede degli Educandati femminili dove insegnava disegno la moglie Orsola. Sarà quest’ultima dimora ad assistere, nel 1892, alla fine di Antonino.

In Accademia Licata restò al suo posto di “Professore di disegno di figura dalle stampe” fino a tarda età. Era il 1891 quando, ormai stanco, l’ottantenne pittore agrigentino chiedeva di poter andare finalmente in pensione. Gli fu concesso: il 1° maggio di quell’anno Antonino veniva messo a riposo. Si sarebbe spento solo un anno dopo, alle “ore pomeridiane due” del 27 giugno 1892. Orsola gli sopravvisse ancora a lungo (sarebbe morta nel 1906) ma in assoluto ritiro dalla scena artistica.

Antonino e Orsola riposano insieme a Napoli, nella cappella funeraria dei Santi Luca e Anna dei professori di Belle Arti nel cimitero cittadino di Poggioreale.

sito: www.catalogolicata.it                                                                                            Francesco Ricciardi


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