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Mancuso Antonio Fuoco

Antonino Mancuso Fuoco è stato un pittore naif (arte naive), nato a Capizzi il 13 giugno1921, unico siciliano presente al Museo Internazionale d'Arte Naïve Charlotte Zander di Bönnigheim

Trascorse l'infanzia insieme ai suoi cinque fratelli nel paese natio. Ultimate le scuole elementari, iniziò a lavorare nei campi con il padre. Tra una pausa e l'altra si dilettava a lavorare il legno, a disegnare con un pezzo di carbone su qualche pietra e col suo coltellino incideva talvolta delle figure anche sui cladodi dei fichi d'india, ma in lui era viva la veemente predilezione per la pittura, difatti non esiterà in seguito ad acquistare pennelli e colori ad olio per dipingere su tela. La chiamata alle armi nel 1942, durante la seconda guerra mondiale, lo costrinse a raggiungere prima Novara e, nel 1943, Bari, tenendolo lontano dagli affetti più cari. Finita la guerra nel 1945, riprese il ritmo di sempre, ma la dipartita dei genitori segnò una svolta nella sua vita, che non avrà più i colori del passato. Contrasse il primo matrimonio, di brevissima durata, il 24 aprile 1947, con una ragazza del luogo che scomparve prematuramente. Il 1º luglio 1948 ne sposò la sorella, Maria, da cui ebbe tre figli.

Alla fine degli anni cinquanta contribuì al finanziamento di un'impresa edile locale senza ottenere i risultati sperati, al contrario, fu costretto, nel 1964, ad emigrare per dieci mesi a Ulm Donau (Germania) e lavorare per potere far fronte alla situazione fallimentare dell'impresa e onorare gli impegni assunti.

Per breve tempo rientrò a Capizzi, dove svolse diversi lavori bastevoli al sostentamento della famiglia. Insoddisfatto della precarietà lavorativa decise di raggiungere Torino dove iniziò a lavorare presso la Società Ippica di Nichelino. Intanto non abbandonava la passione per la pittura e nei pochi momenti liberi non esitava a coltivarla.

A cinquant'anni, colpito da paresi facciale, fu costretto a rientrare in paese. Avvilito dalla nuova condizione fisica, il suo entusiasmo sminuì. Solo una commissione gli consentì di riutilizzare quella “tecnica dell'anima” che lo porterà ad una densa produzione artistica. A renderla nota fu uno spazio dedicatogli sul “Bolaffiarte” del febbraio 1973. Da allora in poi fu un proliferare di opere d'arte, che avanzeranno sempre più decise verso un tripudio di luci. Trascorse il suo tempo restante tra Capizzi e lembi di terra viciniori; sulle tele diventano predominanti scorci tipici della zona nebroidea, il pennello lumeggia tra tratti e guizzi con la vivezza della serena concitazione visiva dinanzi alla natura che non finisce mai di corteggiarlo. Un'eccitazione mentale vera e propria quella di Mancuso trasformata in un'accensione cromatica che si indirizza verso dei valori, un modus vivendi che diventa pittura. Si spense nel pomeriggio estivo del 30 giugno 1996.


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