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Querci Dario

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Querci Dario

Nato a Messina nel 1813, allievo dapprima di Antonino Bonanno e poi di Nicola Miller, giovanissimo si fa notare nei moti rivoluzionari del 1848 per alcuni suoi quadri allegorici di soggetto antiborbonico. Nel 1851 inizia a frequentare la scuola di disegno all'Università sotto la guida di Panebianco (è suo il disegno per l'incisione raffigurante Gelone concede la pace ai Cartaginesi, dal sipario del Teatro Sant'Elisabetta, dipinto dal Maestro nel 1851) e negli stessi anni collabora assiduamente alle riviste messinesi "La lucciola" e "L'eco Peloritano". Si è persa ogni traccia delle sue opere giovanili, fra le quali i biografi ricordano un Matteo Palizzi circondato dai congiurati, acquistato dal banchiere Federico Grill, L'Angiolo delle tombe, regalato dal pittore all'ingegnere Savoia, e diversi ritratto ad acquarello. Grazie ad un sussidio del Municipio, nel 1854 si reca a Roma, insieme a Panebianco. Quì entra in contatto con gli ambienti accademici probabilmente con la cerchia dei puristi, come sembrerebbe documentare un dipinto eseguito nel 1855 circa ed ora disperso, con Iddio e gli uomini, ossia lo spirito del Cristianesimo. Si data al 1857 u quadro di Querci assai apprezzato dalla critica del tempo Federico d'Aragona che divide il pane agli assediati messinesi,eseguito per la famiglia Vitali di Messina e noto anche attraverso un'incisione, rintracciato di recente in una collezione privata di Agrigento.Nel 1859 espone a Messina nove dipinti di soggetto religioso e storico (fede, Speranza, Carità e Religione, per una cappella; Macbeth, Francesca da Rimini, Torquato Tasso a Sant'Onofrio, Angelica e Ruggero, Ferruccio a Gavinana), affermandosi come pittore di Storia. Dopo la parentesi garibaldina, partecipa nel 1861 all'esposizione Nazionale di Firenze con il Conte di Luna e Basari re dei Bulgari, entrambi dispersi, e nel 1864 ora alla Promotrice di Palermo con tre dipinti- Il Riposo in Egitto(1864) ora nella chiesa di S.Giorgio di Ragusa Ibla, Il Saraceno Hibraim che uccide la sorella e Faust e Margherita - eseguiti a Roma dove ormai risiede stabilmente pur mantenendo stretti legami con la città natale. Durante un soggiorno a Firenze nel 1866 dipinge l'incontro di Dante e Beatrice, ora nella Galleria d'Arte moderna di Palermo presentato alla Promotrice palermitana del 1867. Firmata e datata "Dario Querci Roma 1866" è pure una convenzionale pala d'altare con San Giorgio libera la Principessa dal drago della Chiesa di San Giorgio di Ragusa Ibla, commissionatagli dal Barone Corrado Arezzo di Donnafugata. Negli anni tra il 1861 ed il 1873 esegue una serie di dipinti di soggetto storico e letterario (I profughi di Praga, Beatrice Cenci, Giulietta e Romeo e la Fornarina, Galileo Galilei....) menzionati dai biografi e finora non rintracciati. Nel 1873, Querci è nominato professore aggiunto di disegno nel Regio Istituto di Belle Arti di Roma, incarico che terrà fino al 1890; nello stesso anno esegue una delle sue opere di maggiore impegno, Cola di Rienzo arringa il popolo a San Giorgio  in Valabro, ora in una collezione privata tedesca, di notevole interesse per il taglio scenografico e per l'attenta descrizione del soggetto. L'anno successivo porta a compimento la Morte di Aldoino duce dei Goti (Roma Galleria d'arte Moderna) eseguito per incarico del Principe Orsini di Roccagorga, pregevole per l'accurata resa del paesaggio, di cui è noto un piccolo studio preparatorio. Più o meno nello stesso periodo, si datano due dipinti oggi dispersi , commissionati dal Barone Joseph Alexander von Humber. Nel 1878, esugue per il Municipio di Messina i ritratti di Umberto I e Margherita di Savoia. Negli anni successivi è più vivo in Qurci l'interesse per la storia contemporanea, come attestano due quadri recentemente passati sul mercato antiquario, Mazzini entra in Campidoglio e L'entrata di Garibaldi a Palermo (1866). Nelle sue ultime opere ricordate dai biografi, e note solo attraverso le incisioni pubblicate su "L'illustrazione italiana", databili sul finire del secolo,  (un gioco di dadi ed il lago di Nemi al teatro di Cesare) immerse in un atmosfera vagamente onirica, appaiono evidenti le suggestioni da Bocklin e da Alma Tadema. Dei numerosi ritratti eseguiti nel corso della sua lunga carriera, basterà ricordare il Ritratto di signora in nero (la regina Margherita?), datato 1882 (Messina, Museo Regionale), il Ritratto del Duca Pio Grazioli, datato 1884 (Roma, Accademia di S.Luca), e i più modesti ritratti di Umberto I e Margherita di Savoia, alla camera di commercio di Messina, recentemente restaurati. 


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