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Sciacca Augusto

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Se, come pare, la storia non procede in linea retta e neanche con velocità costante, la dialettica dell’arte contemporanea non sempre appare chiara, ma controversa, non solo per un osservatore esterno ma anche dal di dentro, per chi vi lavora. Le interrelazioni fra le cose portano a spinte e controspinte per cui la risultante non può venir fuori che dallo sperimentare, cioè dal provare, riprovare, scoprire, riscoprire, verificare, tornare indietro, rivedere postulati assimilati, rifare logiche proposizioni, mettere in discussione metodologie acquisite. Al limite rifondere tutto ciò. Ritengo che essenzialemte sia questa la situazione che si presenta per quanto riguarda il pensiero visivo. Forse solo l’operare artistico scoprirà cosa seguirà ”la morte dell’arte” come l’operare scientifico oltre i ”buchi neri”. E forse sarà necessario avere altre concezioni, inventare, provare e possedere altre metodologie di indagine e costruirsi altri mezzi, ma ciò sicuramente non potrà avvenire se non si fa il conto con il passato, in particolare con gli aspetti nodali e strutturali, ma senza rimpianti e senza miti. Questi pensieri ho cercato e sto cercando di chiarirmi con il lavoro di questi ultimi anni. E in questo senso sono nati i riferimenti storici dell’arte greca e medievale. (Augusto Sciacca, marzo 1982) ...se l’artista non aderisce intensamente al pensiero linguistico in cui è impegnato, ai materiali segnici che vuole adoperare, quello che dovrebbe costituire un problema di affermazione di profonda libertà culturale rischia di ridursi a pura proposizione di una individualità di superficie, minimizzandosi im un falso problema linguistico o di stile. [...] Io credo che l’artista debba avere una funzione ”tellurica”, debba esercitare degli effetti d’onda sugli ordini di senso costituiti, debba cioè scuotere e rimuovere le incrostazioni e, attraverso la sperimentazione e la propria personale sensibilità, far emergere un mondo che non ha ancora IMMAGINE, aderendo completamente al processo creativo, senza lasciarsi avvolgere da problemi di aspetti ed effetti marginali, anche se eclatanti. Il problema, a parer mio, non è tanto il rompere vecchi equilibri o di aggiornarne gli antichi, quanto di ricercare e inventare nuovi rapporti, nuove configurazioni armoniche, di inserire, semmai, semi antichi in terreni rinnovati. In questa condizione, secondo me, la manifestazione artistica può uscire dalle sue fisicità per farsi EVENTO ARTISTICO; in questa condizione può nascere la METAFORA. La metafora come convergenza di LUOGO ALTRO di spazi semantici diversi che entrano in fraquenza tra loro, sulla stessa lunghezza d’onda, cogenerando quel fenomeno tutto particolare della risonanza; come due suoni interferenti sulla stessa frequenza generando un’immagine acustica nuova. [...] Bisogna, quindi, spostare l’attenzione dall’impulso istintivo, rozzo, se non ”di superficie”, all’emozione profonda, per poter esprimere un SENTIMENTO COINVOLGENTE e far sì che lo spettatore si sintonizzi su tale frequenza e veda, legga e interiorizzi questo sentimento. Con questo referente ritengo vada ricercata la filigrana, il senso strutturale della storia sulla quale sto realizzando il mio lavoro, cercando di portare al livello di coscienza ciò che ho intuito e sperimentato; e voglio considerare il mio lavoro, nel suo complesso e nel suo divenire, come un’unica metafora: capitoli di un libro legati dal filo di una storia costruita nel tempo. in questo suo fluire, la mia indagine viene a formularsi come un TEOREMA con il quale verificare/dimostrare che ogni punto è convergenza e genesi di varie forze, con indefinite possibilità di risultati. (Augusto Sciacca, giugno 1988)                                                      

      Cosmologia – L’origine del tempo, 1998                                                                                                                                                                                          Cosmologia – Il fuoco, 1996

   Tratto dal sito www.serviziobiblioteche.it   


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