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Subba Litterio

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Subba Letterio

Il primo titolare della cattedra di Belle Arti fu il Messinese Letterio Subba (Messina1787 - 1868) protagonista indiscusso, insieme all'allievo e poi rivale Miche Panebianco, della scena artistica locale della prima metà dell'ottocento. Personalità poliedrica- pittore, disegnatore, scultore, architetto, scenografo e restauratore, spesso in collaborazione con il fratello Francesco - il Subba nella sua brillante e tormentata carriera, bruscamente interrotta nel 1848 quando per le posizioni antiborboniche si rifugia a Malta dove resterà in esilio fino al 1854, pur muovendosi nel solco della tradizione accademica mostra un continuo ma superficiale aggiornamento sugli orientamenti stilistici e sulle novità elaborate altrove, soprattutto a Napoli e a Roma. Nato a Messina nel 1787, Subba ebbe un'educazione rigidamente accademica, prima a Napoli e poi a Roma e a Firenze. Si datano negli anni del suo soggiorno romano, verso la fine del secondo decennio dell'Ottocento, alcuni quadretti di interni (L'interno dello studio del Canova dipinto sul luogo mentre scolpiva Teseo, del 1819 circa, ora nel museo regionale di Messina; L'interno dello studio di Thorwaldsen quando modella le tre grazie e Interno di un Museo ideale, entrambi perduti) lodatissimi dai biografi e certamente da annoverare fra le sue prove più felici. Rientrato a Messina nel 1823, grazie al prestigio di cui godeva, ottenne dal Municipio un permesso di aprire una scuola di disegno e di pittura nel Regio Collegio Carolino, e successivamente, con decreto governativo, venne nominato direttore della Scuola di belle Arti dell'Università, frequentata da un'intera generazione di artisti messinesi. Nel 1834, insieme con il fratello Francesco, realizzò la statua di bronzo di Francesco I, Re delle due Sicilie, distrutta e fusa dallo stesso Letterio nei moti del 1848 per farne delle palle di cannone. Appartengono a questo periodo alcuni suoi dipinti di soggetto filoellenico - un acquerello con la morte di Markos Botzaris del 1836 circa, e un episodio della guerra di indipendenza greca nel museo regionale di Messina nei quali e ravvisabile forse un preciso intento patriottico. Nel 1848, per le sue posizioni antiborboniche, Subba è costretto a rifugiarsi a Malta, lasciando la direzione della Scuola di Belle Arti al rivale Miche Panebianco ed interrompendodi fatto una carriera artisticabrillante, pur se circoscritta in un ambito provinciale.

Ottenuta la grazia nel 1854, ritornò a Messina dove continuò a lavorare instancabilmente fino alla sua morte avvenuta l'11 Gennaio 1868. Della vasta ed eclettica produzione di Subba, in larga parte dispersa per le sfortunate vicende del patrimonio artistico messinese, vanno segnalati alcuni dipinti di soggetto storico e mitologico di chiara impronta Accademica (Dafni cieco improvvisa fra i pastori, proveniente dalla collezione di Agostino Gallo e ora alla galleria Regionale della Sicilia di Palermo; La Dea Calipso che accoglie Telemaco, datato 1830, Amore e Pizia, Orione fondatore di Messina e le ninfe Lapizia e Fetusa ricevono da Orione la prima lepre uccisa, e la grande tela con l'istituzione della compagnia dei verdi ad ora che la pugna è in sul fitto alla piazza Darsena, tutti nel Museo Regionale di Messina).Accanto ai numerosi ritratti, ai paesaggi, agli acquerelli e ai diversi quadri ispirati da temi allegorici e letterari, in linea con i dettami del romanticismo storico, non vanno tralasciate le sue opere di soggetto religioso, più modeste e convenzionali, fra i quali vanno ricordate:La Madonna con il Bambino e Santi e Il buon Pastore, entrambe firmate e datate 1828, nella Chiesa Madre di Sant'Agata di Alì Superiore (Messina); l'affresco (perduto) nel Duomo di Messina con la Vergine che salva Messina dal colera del 1837, di cui si conseva il bozzetto; L'Addolorata (1837) La Maddalena ai piedi di Gesù (1840), dalla chiesa di Santa Maria Maddalena di Giosafat, con il relativo bozzetto; La natività della Vergine; il frammento di tela con L'Ambasceria dei Messinesi alla Vergine, tutte nel museo Regionale di Messina; l'affresco con un coro di angeli sull'arco del portale maggiore del Duomo di Messina. Ben poco rimane invece della sua attività di scultore: distrutte la statua di Francesco I(nota attraverso un'incisione di Giacomo Grasso e di cui esisteva fino al 1908 il modelloin gesso nel museo civico) e Saturno ed il Genio Mamertino, rimangono le vittorie alate di Palazzo Amodeo e la copia della scilla di Montorsoli, nella fontana del Nettuno, da lui eseguita nel 1860. Si deve inoltre al Subba il primo restauro del grande affresco con l'ultima cena di Alonzo Rodriguez, proveniente dal refettorio di Santa Maria di Gesù Inferiore ed ora nella sala Giunta del Municipio di Messina.  


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