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Pecoraino Aldo

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Non è facile collocare Aldo Pecoraino in una determinata corrente pittorica; le sue opere possono richiamare alla mente esperienze acquisite nell'osservare, con sguardo libero, pittori che hanno lasciato un profondo solco nella vita culturale siciliana, quali ad esempio Eustachio Catalano. Le sue opere però scaturiscono da una ispirazione scevra da gravami di qualsiasi natura; non è facile imbattersi in artisti che abbiano tenuto fede ai propri ideali come lui, e come lui abbiano sopportato i disagi e i soprusi per non aver ceduto all'ufficialità. Nel suo contesto Aldo Pecoraino rischia di apparire quanto meno un isolato all'osservatore superficiale, soprattutto per una fedeltà a se stesso che gli ha sempre imposto di cercare contenuti nuovi, pur rimanendo sulla traiettoria del linguaggio ormai conquistato. Aldo Pecoraino predilige, e questo è evidentissimo, rappresentare sulla tela due aspetti fondamentali di un'espressione quasi consequenziale della natura. I suoi “alberi” non sono scialbe rappresentazioni della realtà; le sue “barche” robuste e tangibili, non sono certo sdolcinate figurazioni di marine caramellose. Alberi e barche, mai eguali, mai banali, ma esprimenti la forza che a quei soggetti la natura e l'uomo hanno destinato: gli alberi, prorompenti manifestazioni del creato; le barche, scaturite dalla mano dell'uomo per assecondare la natura e nel contempo vincerla, dominarla. Per avere quella nozione diretta che egli esige matrice dell'opera, Aldo Pecoraino è ritornato sovente a contemplare la natura prorompente della sua Sicilia; ha cercato al di là delle apparenze, al di là cioè dello splendido velario intriso di luci e di colori, i segni di una storia antica, delle passioni aspre e pure, umanamente repellenti ogni seme di retorica. Il maestro ha sintetizzato nelle sue barche l'elemento marino come elemento primordiale, come genesi per la violenza e la dolcezza che cela in sé; Aldo Pecoraino l'ha cercato, l'ha amato, ha voluto fissarlo nei suoi dipinti sintetizzandolo ed esaltandolo, non cercando la rappresentazione scontata, banale dell'onda coronata di spuma. Gli alberi del maestro esprimono l'essenza della terra siciliana per il caldo muoversi delle forme, quasi fossero esse scaldate dal sole e stanno pure ad indicare quanto egli debba all'intelligenza e alla adesione alla mediterraneità; il paesaggio è semplificato al massimo, costretto ad un addizionarsi di piani di ampio respiro, intesi a potenziare il sentimento dello spazio e delle grandi solitudini. I soggetti umani, non numerosi, esprimono vitalità e insieme amore per la vita: una vita tutta terrena, prorompente dalle forme di un nudo di donna e dalla dolcezza struggente di un fragile corpicino di fanciulla. Anche in queste creazioni il maestro non si discosta dalla sua visione particolarissima dell'arte, una concezione che, a nostro parere, lo rende unico, irripetibile. Con le sue creazioni, intimamente drammatiche, contorte nella cadenza di una musica esasperante, accentuate da colori palpitanti ove si coglie l'alito caldo dello scirocco snervante, testimonia in modo inequivocabile le sue doti, sempre rinnovate, sempre arricchite.

 


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